Friday, March 23, 2012

Thursday, January 19, 2012

Come Fiori

Vedo mille iridi appese al nero,
ballerine come lucciole.
Simili a volatili soffioni nel vento
se ne vanno.
Rinnovate, dimentiche,
risalgono le montagne della notte,
padrone di nulla,
ma di sé stesse.
Ancora scendono in picchiata,
ogni occhio solo,
ma in quantità,
si deposita sul fiume carico,
affonda con gli altri. 


Bisbigliano forme e colori
dal rosa delle loro conchiglie.
Noi sordi al latte,
pur di non posare i piedi
sul buio principio della terra
attraversiamo a nuoto
la cenere atmosfera.




Toccare la realtà coi polpastrelli,
soda come roccia rossa
su cui ti arrampichi ostinato.
Accostarsi alla sabbia scura in cima,
abbracciarne la vetta logora
e guardare giù.
Trovare la montagna assalita
come un viscido formicaio.
Panorama orrido
e al contempo armonioso.
Ammirare la moltitudine 
degli uomini e delle cose
consumarsi in vetta.
Mentre cade
vederla rigenerarsi
in mille rivoli di luce e di acqua.

Andare avanti,
procedere.
Dall’inizio alla fine.
Bianco in cima
nero in fondo.
Un cilindro arcobaleno
fino come uno stelo,
cresce, sale e migliora.
S’inventa mano a mano,
nell’assurdo invade l’aria.
Rinasce, cambia,
si trasforma in un altro sé
e poi cade,
si squarta
perde sembianza.



Tanti, troppi,
molto più di voi.
Ingenui credevamo
che tutto sarebbe andato avanti,
proprio come prima.
Fino a quando smettemmo
anche noi di calpestare
lo stesso suolo di sempre
e sul sentiero
che tagliava il bosco
tra la casa e il mare,
sorsero giovani arbusti di pino. 




Siamo posti entro cerchi
e non in fiori,
ché di loro vorremmo
coprirci fino ad affogare.
I moti di sgomento
li rivolgiamo al vicino distratto.
Su lui,
come neve bollente
la pena fiocca
in circonvoluzioni perfette.




Mani di radice
si stringono sospese.
Piedi grassi come tronchi
a passeggio sul breccino
calzano scarpe usurate. 
Fiori a sacchetti
annunciano primavera.
Oppure un’altra stagione
a spolverare con cura
le lapidi di chi una volta amasti.






Tu fantasma?
Giunto da lontano
in un giorno di sole.
Filtrava il mondo da uno spiraglio della finestra,
non potevo sedermi al tavolo.
Giravo attorno
sgranocchiando fette di mela secche.
Fosti tu ad accarezzarmi la gota abbronzata,
reale e freddo era il palmo della tua mano.
Parole,
come fiocchi di neve
si posarono sui mobili della stanza.
A riscaldarmi quando te ne andasti
fu l’abbraccio delle care abitudini
tra le le cose amate.
Ti rincontrai solo una volta,
mentre acquistavo fiori finti al mercato. 


Sei fumetto o foto?
Autentico,
sì, sei vero.
Anche se dietro al tuo volto
navigano nubi e vapore,
hai vissuto nel mondo.
Non lo si legge soltanto
nelle rughe attorno agli occhi,
o nell’espressione interrogativa
delle sopracciglia.
 Lo si legge fuori,
nel muro di calcestruzzo
che incornicia la tua foto.
Ti prego di dirci:
Vita è
bellezza o degrado?



Naso, occhi, orecchie.
Sei proprio me,
lo stesso.
Con le spalle storte,
due gambe come legni.
Quella cicatrice sulla bocca
che ti ha risucchiato d’ingiustizia le notti.
Sul cemento di recente
i contrasti si sono fatti più intensi.
Eppure è mezzogiorno,
guarda che sole e che bellezza!



L’unicità dell’essere umano e le sfaccettature che caricano l’esistenza di una persona lungo tutto il percorso sono valori che  vengono lentamente annullati tramite la morte.
La realtà della morte in “come fiori” ha la sua presenza delle lapidi. Allo stesso tempo la morte dà un significato alla vita, le dà valore stabilendo non solo un limite ineludibile, ma anche una continuazione, una rinascita e reincarnazione in un altro essere completamente nuovo.
Siamo come fiori perché siamo bellissimi, e come i fiori scompariremo senza lasciare traccia. I fiori sono anche il simbolo dell’affetto che ci lega ai nostri morti. Siano essi freschi, di plastica, seccati o marciti, diventano una forma di orologio, che misura il tempo che passa e cancella giorno dopo giorno il ricordo del defunto in senso fisico.
Resta dentro di noi la persona perduta, che vaga come un fantasma, come un abbaglio di luce che ci acceca quando ritorna nei nostri pensieri.
Ecco perché è fondamentale ricordare a noi stessi che, benchè ci sentiamo meravigliosi, unici e di valore, questa unicità nella vita non può niente contro la morte, che annulla, distrugge, ci farà scomparire, senza lasciare traccia alcuna o quasi, forse la speranza di ritrovarci nel volto di un’altra persona, un figlio.

Ho sentito la necessità di realizzare “Come Fiori” per esprimere un messaggio dal buio, un idea che se concepita in pieno potrebbe annicchilire, ma così espressa in una serie fotografica corredata di poesia intende trasmettere all’osservatore forza e bellezza.

“Come fiori” è una serie di 20 fotografie e 10 poesie di dimensione media 60x60cm circa. Disponibile sarà presto la traduzione in inglese delle opere poetiche.

Questo lavoro si potrebbe collocare nella categoria del reportage artistico contemporaneo.
Le fotografie e le poesie convivono bene assieme, ma riescono anche a vivere individualmente all’occorrenza.




Wednesday, September 29, 2010

Sono Brava ad aspettare

Pubblico qui le prime due poesie "Attesa" e "Metamorfosi" della raccolta che ne include quarantacinque. Come potete vedere sono in versione italiana e inglese. Ho deciso di farne tradurre alcune perchè potessero accedervi anche i miei amici e parenti etiopi canadesi inglesi e americani. Queste poesie risalgono ormai agli anni della scuola, ma poichè ci tenevo a pubblicarle, e temevo di perderle come ho fatto con tanti scritti, allora ho accettato di buon grado l'autopubblicazione offerta generosamente da mia madre. L'ho accettata inoltre perchè qualche cosa resti ai miei futuri nipotini e pronipotini. Quindi non ho sentito la necessità di presentare il testo in via commerciale, date le motivazioni di questa stampa molto personali.La Casa Editrice Il Filo, seppure ha rispettato i patti del contratto, non ha soddisfatto le mie aspettative e mi ha offerto un servizio mediocre, commettendo un errore di editing anche in copertina. Ma ciò non conta. Chi fosse interessato ad avere una copia di questo libro, e leggere le mie poesie, invii una email e glielo mando a gratis, anche in versione Word se è più comodo. Saluti a tutti.

Per altre poesie potete visitare

lauraghiandonimorepoems.blogspot.com

, aggiornato con poesie più fresche.


The Wait

Dazzling paleness of the moon,

I am wealthy heir to your holes and shadows.

Sky of clouds,

falling water drops

rust my old bicycle

while I wait for you, alone.

And as I wait,

my eyes seek a distant future,

blind before the present,

air, pain.

I remind others of me,

hide my fat forms,

am lost in ignorant shame,

false promises.

Anxiously I wait,

turn,

the geometry of seats and tables,

fake glass, true illusions,

souls dipped in flesh and fabric,

credulity.

With the patience of a worm

I still wait for you,

metamorphosis.


Attesa

Abbacinante pallore lunare,

sono ricca erede delle tue macchie e dei tuoi buchi.

Cielo di nubi,

le gocce d'acqua cadenti fanno

ruggine sulla mia bici già vecchia,

mentre ti aspetto sola.

Fissa con gli occhi

inseguo il futuro lontano,

cieca, di fronte il presente,

l'aria, il dolore.

E ricordo me stessa agli altri,

le mie grasse forme,

nascondo,

perse nella vergogna ignorante,

false promesse.

Con ansia attendo,

mi volto,

geometria di tavoli e sedie,

falsi vetri, illusioni veraci,

anime immerse nella carne e nella stoffa,

e nella credulità.

Nella pazienza del verme

ti aspetto ancora,

metamorfosi.


Sand Roses

My skin is not black

but I sit on this floor

as if it were a desert

and with gnarled fingers gather

sand roses.

Rivers of water have already flowed by

and left life abandoned

behind them.

I am afraid

if even the sand should rise up

and blind me

or if a revolutionary wind should blow

here too, on this sea,

or dictator-like

constrain me

steal my limbs,

bit by bit,

nerve by nerve.

I tell myself the future

and suffer only thirst.


Rose di sabbia

La mia pelle non è negra

ma siedo su questo pavimento

come fosse un deserto

e raccolgo con dita rugose

rose di sabbia,

fiumi d'acqua sono già scivolati via

e dietro di sé hanno abbandonato

la vita a sé stessa.

Ho paura,

se anche la sabbia si ribella

e mi acceca la vista,

o soffia il vento della rivoluzione

anche qui, in questo mare.

O che,

con fare di dittatore,

mi costringa

e mi rubi le membra,

pezzo a pezzo,

mano a mano,

nervo a nervo.

Mi racconto il futuro,

e soffro solo la sete.