Saturday, April 10, 2010
SONO BRAVA AD ASPETTARE
Ciao a Tutti! Ecco qua la mia prima pubblicazione.
Sono brava ad aspettare è un raccolta di poesie scritte dai tempi della mia adolescenza, fino ad ora. Chiunque ne volesse una copia, mi scriva all'email lauraghiandoni@yahoo.com.
Ricordo a tutti coloro che visitano il blog che quello che vedono qui non è assolutamente tutto il mio lavoro, ma solo un assaggio.
A presto
Tuesday, January 5, 2010
Exhibition at the Life Cafe in Bushwick!!
Welcome to my blog! A lot is going on now!
I am going to have an exhibition:
SMILE
at The Life Cafe in Bushwick on February!
983, Flushing Avenue, Bushwick
(L train to Morgan) opening on wednesday 3rd at 7pm,
please don't miss it!
I am not going to be there with you ('cause I am in Pesaro, Italy), but the important things are my Photopoems, my work named SMILE( you can see the whole series in this blog).
I am looking for a gallerist or a manager or anybody who wants to exhibit them again in a gallery in NY, somebody who can trust me and my work and who wants to finalize a contract with me.
About buying them, they are really cheap: 200 dollars each, at the moment, this is called "Prova d'Autore", they are signed, I don't know yet how many copies I will make of them. So offers are welcome!
Laura Ghiandoni
Monday, October 26, 2009
La mia generazione.
Dei giovani si parla spesso attraverso i casi limite. Ciò non basta perché c’è una vasta fascia di giovani italiani rinchiusi al sicuro delle pareti domestiche a risparmiare con il pensiero fisso di qualche droga leggera.
La generazione del 68’ leggeva Sartre e Pasolini quando questi autori erano ancora in vita. Il fuoco culturale è bruciato, si è estinto, ed i tizzoni si sono dispersi.
E ai loro figli è toccato di osservare le ciniche ceneri spente.
Le lezioni che i sessantottini hanno appreso dalla vita, le hanno trasmesse ai propri figli per metterli in guardia dai pericoli che riserva questa società: leggere Sartre all’università non ha mai aiutato nessuno a trovare un lavoro sicuro, anzi, il contrario. E’ impossibile mantenere un lavoro se continuamente ci si chiede il perché delle cose. E senza soldi non sei nessuno e non puoi fare nulla. I sessantottini hanno sperimentato quanto sia difficile e pericoloso ribellarsi e, per esperienza hanno consigliato ai figli di non farlo perché non si ottiene granchè e le conquiste ottenute dal gruppo non incoronano il singolo.
Hanno odiato i limiti e non se la sono sentiti di indicare una direzione ai figli perché hanno confuso educazione con autoritarismo. L’istituzione scuola è stata abbattuta; la religione massacrata da brillanti filosofi. Sconvolta l’arte tramite la sperimentazione totale e la rimessa in gioco di tutto.
E poi? E dopo?
Dopo si invecchia, e non è più tempo per sperimentare.
Come se tutto fosse stato fatto, distrutto, amato all’estasi quando erano ragazzi, ed ora tutto sia terminato. Non solo per loro, ma anche per i figli, i quali hanno mancato per un pelo la visione del paradiso.
I giovani della mia età (attorno ai 25 anni d'età) oltre ai viaggi sotto effetto di stupefacenti non hanno colto il messaggio che certi grandi personaggi del 68’ hanno provato a trasmettere, forse perché crescendo hanno constatato con i propri occhi come i genitori, dopo aver predicato bene in gioventù, non siano riusciti a evitare la corruzione dal denaro, e dalle ipocrisie, e un’esempio per un figlio vale mille parole.
Come i genitori, nostalgici dell’epoca d’oro che non tornerà, godendone i vantaggi senza aver mai lottato per ottenere nulla i figli sono vittime di un approccio cristiano cattolico al comunismo materialista di Marx, causa i vari compromessi storici politici tra ideologie largamente teorizzate, hanno le idee estremamente confuse, e giudicano, fanno, credono ad istinto o per moda o per umore.
Non sono assolutamente pronti ad affrontare la realtà, dalla quale sono ben protetti, cercandone principalmente l’evasione o qualche incombente responsabilità che li obblighi verso una totale dedizione al lavoro e che non li faccia definitivamente cadere nelle droghe; nel dubbio spesso scelgono una sopravvivenza pacifica e antiviolenta. Alla loro vita pratica non coincide un pensiero di classe, né una “lotta di classe”, parola priva di un significato ormai, giacchè anche i sindacati in Italia sono istituzionalizzati, (che ottengano o non ottengano i diritti per il proletario).
John Stuart Mill nel 1700 constatava come fosse comune che un individuo gridasse un qualsiasi motto senza intenderne minimamente il significato.
Così era nel 1700, così era nel 1968 e così è tutt’ora.
La generazione del 68’ leggeva Sartre e Pasolini quando questi autori erano ancora in vita. Il fuoco culturale è bruciato, si è estinto, ed i tizzoni si sono dispersi.
E ai loro figli è toccato di osservare le ciniche ceneri spente.
Le lezioni che i sessantottini hanno appreso dalla vita, le hanno trasmesse ai propri figli per metterli in guardia dai pericoli che riserva questa società: leggere Sartre all’università non ha mai aiutato nessuno a trovare un lavoro sicuro, anzi, il contrario. E’ impossibile mantenere un lavoro se continuamente ci si chiede il perché delle cose. E senza soldi non sei nessuno e non puoi fare nulla. I sessantottini hanno sperimentato quanto sia difficile e pericoloso ribellarsi e, per esperienza hanno consigliato ai figli di non farlo perché non si ottiene granchè e le conquiste ottenute dal gruppo non incoronano il singolo.
Hanno odiato i limiti e non se la sono sentiti di indicare una direzione ai figli perché hanno confuso educazione con autoritarismo. L’istituzione scuola è stata abbattuta; la religione massacrata da brillanti filosofi. Sconvolta l’arte tramite la sperimentazione totale e la rimessa in gioco di tutto.
E poi? E dopo?
Dopo si invecchia, e non è più tempo per sperimentare.
Come se tutto fosse stato fatto, distrutto, amato all’estasi quando erano ragazzi, ed ora tutto sia terminato. Non solo per loro, ma anche per i figli, i quali hanno mancato per un pelo la visione del paradiso.
I giovani della mia età (attorno ai 25 anni d'età) oltre ai viaggi sotto effetto di stupefacenti non hanno colto il messaggio che certi grandi personaggi del 68’ hanno provato a trasmettere, forse perché crescendo hanno constatato con i propri occhi come i genitori, dopo aver predicato bene in gioventù, non siano riusciti a evitare la corruzione dal denaro, e dalle ipocrisie, e un’esempio per un figlio vale mille parole.
Come i genitori, nostalgici dell’epoca d’oro che non tornerà, godendone i vantaggi senza aver mai lottato per ottenere nulla i figli sono vittime di un approccio cristiano cattolico al comunismo materialista di Marx, causa i vari compromessi storici politici tra ideologie largamente teorizzate, hanno le idee estremamente confuse, e giudicano, fanno, credono ad istinto o per moda o per umore.
Non sono assolutamente pronti ad affrontare la realtà, dalla quale sono ben protetti, cercandone principalmente l’evasione o qualche incombente responsabilità che li obblighi verso una totale dedizione al lavoro e che non li faccia definitivamente cadere nelle droghe; nel dubbio spesso scelgono una sopravvivenza pacifica e antiviolenta. Alla loro vita pratica non coincide un pensiero di classe, né una “lotta di classe”, parola priva di un significato ormai, giacchè anche i sindacati in Italia sono istituzionalizzati, (che ottengano o non ottengano i diritti per il proletario).
John Stuart Mill nel 1700 constatava come fosse comune che un individuo gridasse un qualsiasi motto senza intenderne minimamente il significato.
Così era nel 1700, così era nel 1968 e così è tutt’ora.
Barattoli.
Io e te,
esseri umani in fuga
Sbattiamo le porte della sfiducia
in faccia al prossimo.
Ci nascondiamo in cantina
A inghiottire le nostre colpe come ciliegie mature
Non chiudiamo più occhio,
riempiamo serbatoi
di solitudine
e con l’avanzo dei nostri sogni,
imbarattoliamo marmellate.
esseri umani in fuga
Sbattiamo le porte della sfiducia
in faccia al prossimo.
Ci nascondiamo in cantina
A inghiottire le nostre colpe come ciliegie mature
Non chiudiamo più occhio,
riempiamo serbatoi
di solitudine
e con l’avanzo dei nostri sogni,
imbarattoliamo marmellate.
L'incubo ci precede. Agosto'09
(A Roberto, che è guarito)
Le giornate scivolavano mute.
Arrostiti e salati sulle spiagge d’agosto,in fondo siamo bravi e buoni.
Quei giorni là scivolammo nell’orrenda vasca melmosa che si finge vita.
Sopravvissuti soltanto per ributtarci a bagno nel paradiso sbuffante piacere oltre il domani incerto,
e a pancia sotto sulla sdraio .
A passeggio sul ponte che lega nulla e bel niente, io e Roberto trotterellavamo. Lui inciampa e si frattura l’intestino.
Una striscia di sabbia si macchia di viola, e inputridisce.
Quel pezzetto avrebbe sporcato lui e tutto il suo mondo. Da quell’attimo…Fontaine Dante Berlino Dumas Valencia, la sua vita fu meravigliosa. Ora è baciato dalle siringhe, accarezzato da educati primari, allattato da sacche di glucosio e flebo.
Ci coricammo assieme tre notti. Ingrossammo le trincee coi cuscini, ci armammo di lacci emostatici. La prima notte azzittimmo gli spiriti della vecchiaia. Scarni anziani fuggivano nudi e sgocciolavano feci e piscio nei bui labirinti. La seconda notte, la malattia tamburellava nei suoi occhi spaventati. Chiedeva di entrare mentre incubi si reincarnavano in me, compagna fedele. Poi la luce solare mostrò orgogliosa le sue pinete e l’infiltrarsi della speranza.
L’operazione accadde, mostrando le mani fini di un dio scienziato. La terza notte regnò il silenzio qui tra i resuscitati. E da quel giorno Roberto ed io ci abbeveriamo alla palude dell’incertezza. Da quel giorno costruimmo palafitte di saggezza e poi zattere di cinismo, salvagenti gonfiati a singhiozzi permisero di attraversare l’oceano.
Arrivammo di là sfigurati, ma salvi.
Le giornate scivolavano mute.
Arrostiti e salati sulle spiagge d’agosto,in fondo siamo bravi e buoni.
Quei giorni là scivolammo nell’orrenda vasca melmosa che si finge vita.
Sopravvissuti soltanto per ributtarci a bagno nel paradiso sbuffante piacere oltre il domani incerto,
e a pancia sotto sulla sdraio .
A passeggio sul ponte che lega nulla e bel niente, io e Roberto trotterellavamo. Lui inciampa e si frattura l’intestino.
Una striscia di sabbia si macchia di viola, e inputridisce.
Quel pezzetto avrebbe sporcato lui e tutto il suo mondo. Da quell’attimo…Fontaine Dante Berlino Dumas Valencia, la sua vita fu meravigliosa. Ora è baciato dalle siringhe, accarezzato da educati primari, allattato da sacche di glucosio e flebo.
Ci coricammo assieme tre notti. Ingrossammo le trincee coi cuscini, ci armammo di lacci emostatici. La prima notte azzittimmo gli spiriti della vecchiaia. Scarni anziani fuggivano nudi e sgocciolavano feci e piscio nei bui labirinti. La seconda notte, la malattia tamburellava nei suoi occhi spaventati. Chiedeva di entrare mentre incubi si reincarnavano in me, compagna fedele. Poi la luce solare mostrò orgogliosa le sue pinete e l’infiltrarsi della speranza.
L’operazione accadde, mostrando le mani fini di un dio scienziato. La terza notte regnò il silenzio qui tra i resuscitati. E da quel giorno Roberto ed io ci abbeveriamo alla palude dell’incertezza. Da quel giorno costruimmo palafitte di saggezza e poi zattere di cinismo, salvagenti gonfiati a singhiozzi permisero di attraversare l’oceano.
Arrivammo di là sfigurati, ma salvi.
Tuesday, July 28, 2009
Dell'albinismo 2007: Laura, Susanna e Mariapia



Dell’albinismo ne sapevo poco, non avevo trovato niente di specifico nei siti in italiano oltre a una spiegazione su Wikipedia. Agli appuntamenti con le tre giovani donne mi accorgo della loro realtà come qualcosa di non troppo lontano da me. Era da un po’ che mi chiedevo cosa volesse dire essere viverlo. Per alcuni è spaventoso pensare di diventare ciechi, effetto di questa disfunzione, ma la realtà non è fatta di incubi e sogni e perciò incontrandole mi accorgo di trovarmi di fronte ad un’altra sfaccettatura della realtà. Le ragazze non avevano i capelli completamente bianchi né facevano mostra di tutto quello che la mia macchina fotografica avrebbe potuto cogliere con facilità. Quelle che mi si presentavano erano tre belle donne bionde, e simpatiche con grandi occhi chiari.
Mi raccontano pezzi della propria vita, problemi generati da questa cosa che non è un malattia: la carenza di melanina, il difetto degli occhi che le rende parzialmente cieche, la pupilla che si muove continuamente, i capelli che crescendo da bianchi diventano platino-gialli.
Com’era difficile tenere le lenti a contatto e assurdo andare in giro in bicicletta mezza cieche.E io rispondevo che le capivo bene dato che mezza cieca lo sono pure io, chiacchiera dopo chiacchiera valutavo la mia incoscienza, com’era inadatto parlare di albinismo in questa situazione affatto insolita in cui ti affacci in una realtà che presupponi dolorosa ma lo è quanto la vita solo perché l’uomo spesso si dimostra incomprensivo verso la diversità.
E capivo di trovarmi davanti a ragazze considerate semi disabili che disabili non si sentivano per nulla, immerse fino al collo nei meccanismi dello stato che come un padre si prende cura di loro in un’età in cui i genitori non li si vorrebbe più; che l’albinismo nel loro caso è un po’ un’etichetta ed è questo il vero problema sociale che le ha portate a lavorare tutte e tre come centraliniste del comune e si occupano di guidare, come la Beatrice di Dante, studenti e insegnanti e ammalati e chiunque chiami nell’inferno della burocrazia.
Mi raccontano quanto vorrebbero la macchina perché i mezzi pubblici in città sono scarsi. Hanno la parlantina svelta, tutte e tre sposate con figli, Laura e Susanna dopo il lavoro fanno le cantanti, Laura in maniera professionale. Susanna vorrebbe lavorare in un negozio e Maria Pia vorrebbe che i locali stessero aperti dopo l’una la notte.
Ci salutiamo senza promesse e cerco di frenare le loro aspettative.
Vedremo le foto come sono venute.
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